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Vento di Trapani: la città dei due mari

Quando il vento e il sole riempiono i nostri cuori

spiaggia di Salinagrande - Trapani

Tra Nubia e Salinagrande, le saline

Oggi andremo a fare un giro nei dintorni di Trapani. Andremo a Nubia, poi Palma e infine Salinagrande.

Nubia, terra dell’aglio rosso e del sale

Eccoci a Nubia. E’ una frazione di Paceco, a pochi kilometri da Trapani, famosa per le sue saline e per l’aglio rosso. Esiste una vasta regione in Egitto che si chiama Nubia, sulle rive del Nilo.
Il termine “Nubia” deriva dall’antico egizio Nwb, che significava “oro“. In quella regione era concentrata l’estrazione di gran parte del prezioso metallo, dai tempi più remoti fino ai primi secoli dell’era cristiana. La regione ora è desertica, ma un tempo lontano sicuramente era più piovosa e ricca di vegetazione.
In tempi antichi costituiva un regno indipendente, il Regno di Kush, sede di un’antica civiltà che fu una sorta di anello di congiunzione tra le genti del bacino Mediterraneo e quelle dell’Africa nera.

Il nome dell’oro

Mi sono sempre chiesto, perché gli arabi hanno dato a questo posto in Sicilia il nome dell’oro? Forse perché il sale era prezioso?
A Nubia ci sono le bellissime saline Culcasi con il Museo del Sale. Di questo ne abbiamo già parlato. C’è una delle tante Torri di avvistamento che risalgono al periodo spagnolo. Il litorale è bello. Da qui si vedono le tre isole Egadi e Trapani la si vede dal lato del porto. Si intuisce che il porto si trova oltre l’imponente costruzione dell’Ospizio Marino “Riccardo Sieri Pepoli”, che sembra vicina e affascinante. Anche qui c’era una spiaggia dove si portavano i bambini malati perché l’aria di mare fa bene a certe malattie.

Ma cos’era Nubia nell’antichità? Forse  era  un piccolo casale arabo, precisamente un manzil (luogo di sosta dove si scende da cavallo) sopravvissuto poi in periodo normanno.

La Salina Calcara

Nei pressi della foce del Torrente Baiata, di fronte al Mulino Culcasi col Museo del Sale, c’è la salina Calcara. In realtà questa salina si trova su un isolotto, l’isola di Sant’Alessio. Di fronte al porto di Trapani c’erano altre quattro isolette come questa. Erano Roncilio, Santa Margherita, Sant’Antonio dove si trova ora il Lazzaretto, e l’isolotto Peliade con la Colombaia, che esiste ancora come isoletta.

Testimonianze sotto i mari

Il mare di Nubia è cosparso di secche. Ma più avanti nasconde tante testimonianze di vicende storiche. Ad oltre cinquanta metri e ad una profondità di otto, è stata ritrovata una banchina portuale sprofondata, ben costruita e dai massi quadrati. A poca distanza, i resti di un naufragio o di una battaglia navale. Forse si trattava dell’antico porto di Trapani, che a quanto sembra non si trovava nel posto attuale ma più avanti, verso Nubia. I resti ritrovati in mare ci riportano indietro nel tempo, fino alla famosa battaglia del 241 a.C.

La zona è piena di resti di anfore olearie e vinarie sepolte dalla sabbia che le conserva bene. Talvolta i movimenti delle sabbie profonde riportano alla vista un’anfora  o qualcos’altro.

Tra il Ronciglio, la spiaggia dell’Ospizio Marino e le saline di Nubia ci sono centinaia di frammenti di anfore.

Palma e la piazza Giuseppe Montalto

Camminando verso Marsala nella strada provinciale 21 arriviamo nella frazione di Palma. Qui, di fronte alla bella chiesa di San Giuseppe con accanto un campetto di calcio, da pochi anni è stata allestita una piazza. Ci sono panchine, giochi per bambini e, verso il fondo, un monumento.

piazza Giuseppe Montalto, Palma, Trapani

E’ stato inaugurato il 18 dicembre 2009 per ricordare l’agente di polizia penitenziaria Giuseppe Montalto, ucciso dalla mafia nella sua abitazione qui a Palma.

Giuseppe Montalto aveva appena 30 anni quando è stato ucciso. Era in servizio al carcere dell’Ucciardone di Palermo, nella sezione di massima sicurezza, quella riservata ai boss. In pratica, i criminali mafiosi sottoposti al regime carcerario 41 bis.

Ad aggravare la cattiveria del gesto, fu ucciso il 23 dicembre del 1995, l’antevigilia di Natale. Davanti alla casa del suocero a Palma, in auto, accanto alla moglie incinta e con la figlioletta di 10 mesi dietro,  è stato freddato da due killer.

Questo gesto scellerato sicuramente fu  un avvertimento dei vertici di Cosa Nostra nei confronti  delle altre guardie carcerarie, per il trattamento riservato ai boss nelle carceri.

Infatti, dopo alcuni anni, il pentito Francesco Milazzo rivelò che Giuseppe era stato ucciso perché aveva sequestrato un pizzino, un biglietto di carta fatto arrivare in carcere per i terribili boss Agate, Ganci e Graviano. Cosa nostra non gli perdonò questo rispetto delle norme dello Stato. Giuseppe però non era arrogante, a detta di chi lo conosceva, era un uomo generoso e buono che mostrava sempre comprensione verso chi viveva tra le sbarre.

Il killer fu Vito Mazzara, «capo famiglia» di Valderice, professionista che partecipava ai campionati nazionali di tiro a volo. Con lui c’era un secondo killer rimasto senza volto. Mazzara e altri boss sono stati condannati all’ergastolo.

Un meritato ricordo

Dobbiamo sempre ricordarci del sacrificio di uomini coraggiosi come lui e tanti altri, che non piegandosi alla paura né alla rassegnazione, convinti del loro ideale di giustizia, hanno contribuito a risvegliare la coscienza dell’uomo comune. Che finalmente ha detto basta. Basta paura, basta omertà, basta coprire, basta sottomettersi.

Soprattutto, la mafia non riguarda solo gente di malaffare che si ammazzano tra di loro. Perché quando qualcuno riesce, con il favoreggiamento di qualcun altro, a fare soldi con qualcosa di illegale, ci fa del male a tutti noi. Perché se quel qualcosa è illegale, c’è un motivo. E se qualcuno fa qualcosa di illegale, fa un danno alla società.

Per esempio, tanti dei problemi che abbiamo oggi nelle città e nell’ambiente sono derivati da anni di scellerato abusivismo e costruzioni senza alcun criterio. Se le leggi per regolare l’urbanizzazione sono state modificate o addirittura tolte, qualcuno ha pagato un politico per farsele a proprio comodo. Ma poi, quando accadono le alluvioni o altre sciagure, chi ne piange le conseguenze sono i poveri cittadini.

Ecco perché, con tutto questo fregarsene della natura e della società, in appena settant’anni  abbiamo rovinato un pianeta. Ce lo siamo “rosicato”, come si dice in trapanese.

Il litorale tra Salinagrande e  Nubia

Visto che siamo a Palma, andiamo a Salinagrande. Qui c’è una grande salina, come dice il nome stesso. E anche una piccola, dolcissima chiesetta. C’è un grazioso porticciolo, molto popolato da imbarcazioni ormeggiate, specialmente in estate. C’è un grazioso mulino in buono stato di conservazione, ma non funzionante.

Peccato che la foce del fiume Misiliscemi, come penso si chiami, separi il litorale di Salinagrande da quello di Marausa.  Solo pochi metri di foce, tra l’altro ricoperti da posidonia spiaggiata, separano le due frazioni. Se fosse un pochino più pulito, si potrebbe andare a piedi o in bicicletta fino a Marausa. Immaginate che bella passeggiata dal Ronciglio a Marausa, lungo la costa del Mediterraneo, a due passi dalla riva?

A guardare la conformazione del territorio, con quest’insenatura grande e ben protetta, ho l’impressione che nell’antichità, magari al tempo dei Fenici, il porticciolo fosse molto più grande di adesso e comprendesse anche la parte al di là della foce. Sicuramente era adibito al trasporto del sale.

Mi chiedo come sia possibile che in meno di cinquant’anni il bellissimo litorale che dalla torre di Nubia va alla segheria abbandonata di Salinagrande sia diventato, da spiaggia con le acque trasparenti, putrido e puzzolente a causa delle acque stagnanti.

In pratica è strapieno di materia organica maleodorante, in decomposizione, depositatasi sulla battigia e galleggiante sulla riva.

posidonia spiaggiata sulla costa tra Nubia e Salinagrande

Il problema dell’abbondanza di posidonia

A quanto ho letto su internet lo spiaggiamento della posidonia nel periodo invernale è naturale ed è esistito da sempre. Le popolazioni più antiche usavano il materiale depositato  per l’agricoltura ma anche per altri usi, come per imbottire sedie. Infatti la posidonia è ignifuga, resiste alla muffa e garantisce un buon isolamento termico.

Se comunque la posidonia continua a perdere le foglie anche in estate non è del tutto normale, ma è dovuto all’azione antropica sempre più invasiva. I principali responsabili sarebbero l’attività di pesca a strascico, le ancore delle imbarcazioni da diporto, gli scarichi non a norma di legge.

I residui si possono accumulare in dune mollicce di colore nero, alte diversi centimetri, che il piede vi sprofonda. La posidonia è una pianta e come tale deve effettuare la fotosintesi, perciò vive nei fondali bassi, dove la luce arriva. Le acque intorbidite dagli scarichi impediscono la fotosintesi, da cui la moria di piante.

I depositi di posidonia sono importanti

Ma, invece, secondo il WWF, i depositi di posidonia sulla spiaggia sono del tutto naturali e svolgono una funzione di protezione delle spiagge dall’erosione. Inoltre costituiscono anche un luogo di riproduzione e deposizione delle uova in riva al mare per una grande varietà di organismi. Quindi devono essere lasciati dove stanno. Non solo! La Posidonia spiaggiata fa presumere che i fondali antistanti pullulano ancora di vita marina.

Il problema delle spiagge semmai è la famigerata plastica.

Studi scientifici  sottolineano che la rimozione della Posidonia dalle spiagge ha gravi conseguenze sulla stabilità dei litorali. Per questo motivo in alcune regioni italiane, nelle zone balneari, è fatto divieto di eliminare i cumuli di posidonia accumulati durante l’inverno sul bagnasciuga.

Si prescrive invece semplicemente di spostarli, durante la stagione balneare estiva, per poi rimetterli a posto all’inizio dell’autunno sui litorali. Se vengono tolti, inoltre si distruggono le uova depositate. Gravissimo! Già ci sono tante specie in via di estinzione, non possiamo continuare a distruggerle.

Sogno di una passeggiata

Un bel pasticcio. Che fare allora?

Ci sono le villette lungo il litorale e la spiaggia è putrida e puzzolente.  Fa schifo a camminarci sopra quando il piede affonda nel nerastro putrido. Va bene, sono d’accordo che la natura debba essere rispettata. Però mi sembra che non fosse così impraticabile una volta. E poi ci sono sempre gli accumuli di plastica a completare il quadro.

A cosa è dovuta questa esagerata moria di posidonia? Ho sentito diverse ipotesi che non posso avvalorare perché sconosco la materia. Forse la ricostruzione del porto di Trapani che è  stata malfatta e ha cambiato i fondali.

Forse l’avere spostato qui lo sbocco delle fognature della città di Trapani, togliendole dal lungomare Dante Alighieri. La vicina segheria che per anni ha depositato i rifiuti. O semplicemente troppa plastica in mare. Chi lo sa!

Insomma, il  WWF avrà pure ragione. Ma diciamocelo, quanto sarebbe bella questa spiaggia se solo fosse un pochino  più pulita!

Antonino Zichichi

Zichichi, il fisico trapanese dei grandi progetti

E adesso è d’obbligo dire due parole sul nostro caro e geniale concittadino Nino Zichichi.

Il fisico trapanese Antonino Zichichi che nell’ottobre del 2019 ha festeggiato la venerabile età di 90 anni è senza dubbio una di quelle persone che fa parlare di sé, nel bene e nel male.

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Dopo aver frequentato il Liceo classico Ximenes di Trapani studiò fisica all’università di Palermo. Da subito iniziò una brillante carriera, che lo portò a lavorare al CERN. Qui diresse un gruppo di ricerca che osservò per la prima volta l’antideutone.

Zichichi è  stato anche uno dei principali fautori e ideatori dei Laboratori nazionali del Gran Sasso.

Dal 2006 è professore emerito del Dipartimento di Fisica all’Università di Bologna.

Una vita densa di attività e riconoscimenti

Ora, se leggiamo il suo profilo nel sito del Centro scientifico Ettore Majorana ad Erice, di cui è stato fondatore, apprendiamo che ha per esempio scoperto l’Antimateria Nucleare. Per la precisione ha scoperto:

1) la produzione in coppia di mesoni pesanti con “stranezza” positiva e negativa (prova decisiva per l’esistenza del numero quantico “stranezza” nell’Universo Subnucleare); 2) l’Antimateria Nucleare; 3) l’Energia Effettiva nelle Forze tra quark e gluoni; 4) la struttura “tipo-Tempo” del protone; 5) il primo esempio di particella barionica con un quark della terza famiglia; 6) l’effetto “leading” nella produzione di barioni con cariche di “sapore” subnucleare della seconda e della terza famiglia di quark; 7) che l’ultimo mattone pesante carico dell’Universo alle energie estreme finora raggiunte non si può rompere.

Si parla poi di numerose invenzioni e di premi internazionali e nazionali, a testimonianza di una fervente attività. Ha ricevuto 105 premi e 10 medaglie, diverse lauree h.c. E’ anche presidente di diverse associazioni a carattere scientifico.  L’asteroide scoperto nel 1986 porta il suo nome: 3951 Zichichi. Se siete curiosi di leggerle tutte guardate qui

Centro Ettore Majorana

I grandi progetti

I grandi progetti della Fisica Europea – LEP , GRAN SASSO, HERA , LAA  – sono legati al suo nome per avere dato a questi progetti contributi determinanti in fase di concezione, studio e realizzazione.

Eppure i suoi nemici sostengono che non si sa bene che cosa abbia scoperto o inventato.

L’attività di divulgatore scientifico

Zichichi è  conosciuto al pubblico grazie alla sua attività di divulgatore scientifico attraverso i suoi libri e le sue apparizioni in televisione in programmi per le famiglie.

Negli anni ’80 Ezio Greggio lo prese in giro per la sua leggermente fastidiosa aria di sapientone e megalomania e così nacque il personaggio di Zichicchirichì.

Ce l’aveva a morte con l’astrologia e le superstizioni, come la numerologia. Ha speso molta energia nel dimostrare che non c’è niente di scientifico nei maghi che leggono le carte o che fanno gli oroscopi.

Zichichi amato ma anche odiato

Non tutti lo sopportano. La sua eccessiva attività e il suo entusiasmo destano sospetti in un’Italia sempre sospettosa di corruzione e inciuci.  A cominciare dalle persone semplici che vedevano nella sua capigliatura bianca alla Einstein un desiderio inconscio di apparire allo stesso livello di quel genio. Poca modestia.

C’è chi l’ha definito, vista la sua loquacità, la parlantina, la caparbietà, la capacità di intrufolarsi in tutti gli ambienti che contano,  “un uomo utile per ottenere finanziamenti, tramite le sue frequentazioni con il potere politico e religioso” ma mediocre fisico.

Il talento comunicativo di Zichichi

Certo, è una persona piena di passioni. Alla ricerca scientifica che pure è la sua vita affianca un talento comunicativo eccezionale, bisogna ammetterlo.

I suoi libri, gli articoli, le apparizioni televisive sono un mezzo per avvicinare la scienza a tutte le persone, con parole semplici e soprattutto con un grande entusiasmo.

Grazie all’interesse suscitato, Zichichi ha avuto la capacità di avvicinarsi al potere politico e ottenere finanziamenti per i suoi audaci progetti scientifici e umanitari. Uno stile tutto siciliano, ma comunque efficace!

Zichichi ha anche un talento per l’educazione e per questo ha creato il centro Ettore Majorana ad Erice, con le sue scuole e corsi in diverse branche scientifiche. E questo talento lo porta anche ad insegnare all’Università.

Il lavoro a favore della pace

Le sue ottime doti comunicative e organizzative lo portano anche a cercare di fare qualcosa di buono per l’umanità, come creare la pace.

Ci tiene a sottolineare che a Erice hanno fatto crollare il Muro di Berlino due anni prima del previsto. A Erice sono venuti i fisici più grandi e i politici più importanti per lavorare sulla pace. Gli ambasciatori di Reagan, Gorbaciov e Deng Xiaoping, per dirne una.

Zichichi ne è fiero. La sua attività è stata importante per la fine della guerra fredda e per tutta l’umanità.

C’è chi sostiene sia una bufala, o una affermazione di pura megalomania. Io non mi fido tanto degli invidiosi, di cui è piena l’Italia. Basta pensare che i “cervelli” sono costretti a fuggire perché i mediocri non sopportano i geni.

Il centro Majorana aiuto per l’economia di Erice

La nascita del centro scientifico ad Erice si è dimostrato anche un atto d’amore per la sua Sicilia.

Diciamo la verità, quanti abitanti avrebbe Erice oggi se negli anni la sua economia non fosse andata avanti grazie alla presenza di questi “turisti” particolari, scienziati e studenti aspiranti scienziati che periodicamente si recavano ad Erice?

Nelle serate d’inverno, quando la cima era avvolta dalla nebbia, solo la presenza di questi scienziati convinceva alcuni abitanti a non trasferirsi nella più calda Trapani, come molti hanno fatto.

Non c’è dubbio che il Centro ha aggiunto notevole valore ad una cittadina medioevale carina certamente ma che sicuramente negli anni avrebbe seguito le sorti di tutta la Sicilia, tra sfacelo, degrado e cumuli di spazzatura e soprattutto spopolamento.

Erice oggi è “città della scienza e della pace”, mica poco.

Archimede grande scienziato siciliano

Mi piace anche quando Zichichi dice:

“Dobbiamo ricordare che la Sicilia è terra di Archimede non terra di mafia. Quello che ha fatto Archimede è unico al mondo. È l’unico uomo al mondo che dall’alba della civiltà fino al 1500 dopo Cristo, in diecimila anni ha capito cose che nessun altro aveva capito”

In effetti, sarebbe bello associare la Sicilia a un così grande scienziato, con la diffusione dell’opera e del pensiero del più grande intelletto vissuto prima di Galileo Galilei.

Pochi Siciliani hanno avuto una visione così ottimista della Sicilia, io l’ammiro davvero.

Zichichi e il nucleare

Zichichi però è uno scienziato che ama le centrali nucleari, perché gli studi nucleari sono il suo pane quotidiano, rappresentano l’avanguardia e il progresso e la possibilità di produrre energia per tutta l’umanità in modo facile e veloce.

Nel 2012, da neo-assessore ai Beni Culturali della Regione Sicilia, dichiara: “Non sarei contento, ma felice se la Sicilia fosse piena di centrali nucleari. Centrali sicure e controllate, costruite da veri scienziati”

“Immaginate di avere una macchinetta dove metti un euro ed esce un panino – spiega lo scienziato – e una macchinetta identica dove metti sempre un euro ed escono un milione di panini. Voi che scegliereste? Un milione, è chiaro”.

“Gli incidenti a Fukushima, e prima ancora a Chernobyl, si spiegano col fatto che la tecnologia nucleare è stata messa in mano a irresponsabili, tutto qui”

Troppa fiducia nella scienza, dico io. Anche gli scienziati sono esseri umani, e spesso sbagliano. Troppa manipolazione della natura non porta a niente di buono, è questa la mia convinzione.

Tra l’altro il Presidente Crocetta si lamentò simpaticamente della presenza  dello scienziato al governo regionale, raccontando che, mentre c’era da lavorare duro tutti insieme, Zichichi perdeva tempo a parlare di raggi cosmici. Simpatica scenetta! La sua esperienza politica comunque è durata appena quattro mesi.

Zichichi ama andare contro-corrente.

Il suo libro su Galileo, “Galilei, Divin Uomo, ha suscitato aspre critiche. Il fisico sembra negare l’esistenza di uno scontro tra scienza e Chiesa cattolica nella vicenda del processo a Galileo Galilei e la contrapposizione fra scienza e fede in generale. Però, se ascoltiamo le sue interviste, sembra convincente.

la critica alla teoria darwiniana

Zichichi è anche autore e sostenitore di un’aspra critica alla teoria darwiniana dell’evoluzionismo, per quanto riguarda la specie umana e animale. Egli la considera priva di sufficienti prove scientifiche e di una solida base matematica, fondata piuttosto su un atto di ‘fede’ nella non esistenza di Dio.

Non risparmia critiche neanche ai creazionisti, i quali non tengono conto della scienza. Infatti ritiene, come esplicita chiaramente nel suo libro “Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo, che esistano prove dell’evoluzione delle specie viventi e anche dell’uomo, ma che queste non si possano ridurre a un semplice prodotto dell’evoluzione biologica, né utilizzare per dimostrare l’evoluzione delle specie, teoria che ritiene in contrasto con l’osservazione scientifica.

La fede cattolica di Zichichi

Una cosa importante differenzia Zichichi dalla comunità scientifica in generale, la sua fede cattolica, che comunque per lui non è in contrasto con la sua attività di scienziato. Non credo sia il primo caso di scienziato religioso.

Questo mi convince, sono d’accordo. L’uomo è la sintesi dell’immanente e del trascendente, dice Zichichi. La scienza studia le leggi che governano l’immanente ma la matematica non può spiegare il trascendente. Quest’ultimo si comprende solo col cuore, con un atto di fede.

E poi, continua Zichichi, nessuna scoperta scientifica ha messo in dubbio l’esistenza di Dio.

Né la Scienza né la Logica permettono di concludere che Dio non esiste.

Il disegno intelligente

Credo che non sia il solo e unico uomo di scienza ad affermare di credere nell’esistenza di un Creatore, o di un disegno intelligente.

“Tutte le forme di vita presentano caratteristiche di complessità irriducibile, cioè elementi di complessità che devono venire in esistenza contemporaneamente e in una forma immediatamente perfetta, affinché l’organismo o una parte di esso possa esistere.”

“Esiste una logica rigorosa che regge il mondo dalle sue strutture più piccole, come la struttura del protone […], ai confini del cosmo. Se c’è una logica rigorosa, è legittimo chiedersi: “Ci sarà un autore di questa logica?”

L’uomo scienziato scopre le leggi fondamentali della Natura. E non può non porsi la domanda: chi ha fatto queste leggi? A questo punto deve arrendersi a qualcosa di superiore.

Perciò la scienza non è in antitesi con la religione. Anzi, afferma lo scienziato, la stessa esistenza della scienza come la conosciamo oggi si deve alla cultura cristiana.

Non sono sicuro di questo. Forse si deve alla religione, alla spiritualità, a quella molla che spinge l’uomo a capire le leggi della natura e il perché è nato.

Una famosa frase di Giovanni Paolo II: “La scienza ha radici nell’Immanente ma porta l’uomo verso il Trascendente”

Forse nei tempi remoti, fede e scienza erano indissolubili. Una forma di scienza c’era già al tempo degli Egizi e dei Greci, prima di Cristo. Ma era legata alla spiritualità, non separata. Così almeno mi pare!

Zichichi e i cambiamenti climatici

E comunque da un pensiero tanto profondo che dimostra profondità di pensiero e profonda umanità, Zichichi passa ad appoggiare Tramp quando ha costretto gli Stati Uniti ad uscire dall’accordo di Parigi.

Mi fa tristezza che Zichichi abbia apertamente sposato una posizione negazionista nei confronti della correlazione fra l’inquinamento prodotto dall’uomo e i cambiamenti climatici.

In un articolo del 5 luglio 2017 su Il Giornale, pur sostenendo che i gas prodotti da automobili e impianti industriali siano nocivi, definisce opera “da ciarlatani dire che l’inquinamento modifica il clima”.

Zichichi ci tiene a precisare che “cambiamento climatico e inquinamento sono due cose completamente diverse. L’inquinamento si può combattere subito senza problemi, proibendo di immettere veleni nell’aria. Il riscaldamento globale è tutt’altra cosa, in quanto dipende dal motore meteorologico dominato dalla potenza del Sole.

Le attività umane incidono al livello del 5%: il 95% dipende invece da fenomeni naturali legati al Sole. Attribuire alle attività umane il surriscaldamento globale è senza fondamento scientifico. Non c’è la Matematica che permette di fare una previsione del genere.

Purtroppo però alla fine del 2019 è stato diffuso il nuovo rapporto dell’Ipcc, il comitato scientifico dell’Onu che registra gli effetti del global warming.

Sono novecento pagine di documenti dedicati a oceani e ghiacci,  redatti seguendo le indicazioni di 7000 lavori scientifici di 104 studiosi provenienti da oltre 30 Paesi.

La conclusione non lascia spazio al dubbio: nei prossimi anni ci sarà l’innalzamento dei livelli del mare che provocherà catastrofi sulle coste con milioni di persone sfollate.

Si verificheranno eventi climatici estremi almeno una volta l’anno.

Gli oceani vedranno un aumento senza precedenti della temperature e della acidificazione, un calo dell’ossigeno, ondate di calore sempre più forti e frequenti, piogge e cicloni devastanti e una costante diminuzione degli animali marini e dei coralli che già sta avvenendo.

Un’altra grande sfida come la guerra fredda, frutto dell’irresponsabilità umana.

Sembra proprio che non ci sia tempo da perdere professore mio caro! Lei potrebbe pure avere ragione, ma non ci resta tempo per appurarlo!

Ho paura che tutto questo disastro ambientale sia accaduto perché la scienza si è troppo inorgoglita delle sue scoperte e ha creduto di essere la cosa più importante o forse l’unica cosa importante.

L’immanente si è dimenticata del trascendente. L’intelletto si è immodestamente dimenticato che esiste tutto il mondo intorno a lui, da rispettare e da amare e custodire così come ci è stato dato, meraviglioso regalo divino.

prima pagina

1-Zichichi sintesi tra immanente e trascendente

2-Zichichi perchè io credo in colui che ha fatto il mondo

3-Zichichi a casa cattolica è nata la scienza

4-Zichichi racconta Archimede

5-Zichichi, Galilei padre della scienza

6- Alleanza tra scienza e fede

Piotr Kapitza no alla bomba atomica

Piotr Kapitza e il suo no alla bomba

Piotr Kapitza per la scienza di pace

Il fisico sovietico Piotr Leonidovič Kapica o Kapitza (1894-1984) all’età di venticinque anni perse i familiari per un’epidemia di scarlattina e fuggì in Inghilterra. Qui collaborò con l’Università di Cambridge dove si occupò di magnetismo.

Effetto Kapitza-Dirac

In Inghilterra Piotr Kapitza conobbe Paul Dirac.

Un frutto importantissimo del lavoro di Kapica fu la scoperta, perlomeno teorica, del cosiddetto Effetto Kapitza-Dirac, importantissimo per gli sviluppi successivi della meccanica quantistica.

L’effetto consiste nella diffrazione di un fascio di particelle ben collimato, in particolare un fascio di elettroni, da parte di un’onda elettromagnetica stazionaria.

Questo esperimento previsto dai due fisici è stato finalmente dimostrato solo recentemente dai ricercatori dell’Università del Nebraska, grazie all’uso dei potenti laser moderni.

Kapitza costretto a rimanere in Russia

Nel frattempo Kapitza aveva ripreso i contatti con la Russia e si era sposato. Ricominciò a trascorrere brevi periodi nella sua patria.

Riceveva costantemente, per la sua fama di scienziato, proposte dal governo russo di tornare in patria definitivamente. A questo invito Kapitza si opponeva. Ma nel 1934, dopo essersi recato in Russia, gli era stato revocato il permesso di espatrio dalla polizia sovietica.

Dirac si recò in Russia per convincere le autorità a lasciar libero l’amico di tornare a casa. Ma i suoi sforzi e quelli degli altri colleghi furono vani.

Il governo russo acquistò il laboratorio inglese di Kapitza e lo installò nei pressi di Mosca.  Kapizca divenne subito direttore del nuovo Istituto di Problemi Fisici.

Gli studi di Kapitza in Russia

In Russia lo scienziato condusse una serie di esperimenti sull’elio liquido, che portarono alla scoperta della sua superfluidità nel 1937.

E’ probabile che abbia lavorato molto anche sull’energia atomica, incoraggiato o forse costretto dal governo russo. Era convinto della possibilità di costruire una bomba atomica ma altrettanto convinto della responsabilità che da ciò poteva derivare per leader politici e scienziati. Forse è il padre della bomba atomica russa.

Il messaggio di Kapitza

Non si ebbero più notizie certe di lui fino alle detonazioni nucleari condotte dagli Stati Uniti d’America nell’atollo di Bikini nell’estate del 1946, quando inviò ai suoi colleghi occidentali un appello, invitandoli a non impegnarsi nello sviluppo dell’energia atomica a scopi militari.

Poi seguirono altri anni d’inspiegabile silenzio, mentre i giornali americani scrivevano di lui che dirigeva l’equipe di costruttori della bomba atomica sovietica.

La verità su Kapitza

Invece dopo molto tempo si venne a conoscenza che lo scienziato era agli arresti  domiciliari a Zvenigorod, proprio per essersi rifiutato di dedicarsi al progetto della bomba H.

Lo avevano esonerato dalla carica di direttore dell’Istituto per i problemi fisici, costruito appositamente per lui, lo avevano privato di tutte le decorazioni, gli avevano dimezzato lo stipendio e lo avevano rinchiuso con moglie e figli nella sua piccola dacia di Zvenigorod. Unica concessione, il permesso di costruirsi un piccolo laboratorio, ma gli negarono gli assistenti. Così lo assisteva la moglie.

Kapitza era comunque uno studioso troppo prezioso, forse speravano in un suo ravvedimento. Nonostante fosse tenuto in isolamento, Stalin lo proteggeva dai suoi nemici, come il politico russo Beria.

Poi, col passare del tempo, gli restituì perfino alcuni privilegi, e gli permise d’incontrarsi con altri fisici, e fu per lui quasi un ritorno alla vita normale. Ma Kapitza si rifiutò di partecipare ai grandi festeggiamenti per il settantesimo compleanno di Stalin. Fu di nuovo privato di tutte le concessioni, fu di nuovo isolato nella sua dacia di Zvenigorod dove vi rimase fino alla morte del dittatore.

E così dopo Kapitza ritornò a dirigere il suo Istituto.

Il Premio Nobel a Kapitza

Piotr Kapitza fu insignito del Premio Nobel nel 1978. Dovette attendere quaranta anni perché gli fosse riconosciuto il premio che meritava doppiamente.

Doppiamente perché, negli anni bui della dittatura staliniana, ebbe il gran coraggio di rifiutarsi di dedicarsi al progetto della bomba atomica, convinto che la scienza deve essere al servizio dell’umanità e non della sua distruzione.

E perciò Piotr Kapitza insieme a Zichichi e Dirac giustamente è tra i sottoscrittori del manifesto di Erice, per una scienza per la pace.

source

altrenotizie.org

Enrico Fermi

Enrico Fermi, a cui è dedicata un’aula al Centro Ettore Majorana, merita un articolo a parte. Infatti è considerato, dopo Galileo Galilei, il più grande fisico italiano di ogni tempo.

Vita di Enrico Fermi

Enrico Fermi nacque a Roma nel 1901.

Nel 1926 fu assegnata in Italia la prima cattedra in fisica teorica, presso l’Università di Roma. Fermi, il suo titolare, aveva solo 25 anni. Questo già fa intuire la sua precoce genialità.

I ragazzi di via Panisperna

A Roma Fermi creò un gruppo giovane, capace di competere con i migliori gruppi al mondo nel campo della “nuova fisica”, la meccanica quantistica che proprio in quegli anni si andava consolidando.

Di questo gruppo facevano parte il fisico sperimentale Franco Rasetti, Emilio Segré, Edoardo Amaldi, Ettore Majorana e, più tardi, Bruno Pontecorvo.

Il gruppo era noto col nome “i ragazzi di via Panisperna”, la strada dove si trovava l’Istituto di Fisica.

Il decadimento beta e l’interazione debole

Fermi e il suo gruppo cominciarono occupandosi di radioattività naturale. Questa è una proprietà caratteristica di alcuni nuclei atomici che si trasformano spontaneamente in elementi diversi emettendo particelle subatomiche o radiazioni molto penetranti.

Il fenomeno è noto in tre forme: α, in cui un nucleo pesante emette un nucleo di elio; β, caratterizzata dall’emissione di un elettrone; γ, che consiste nell’emissione di un fotone di energia elevata.

Dei tre processi il più oscuro ai tempi di Fermi era la radioattività β.

Tra il 1933 e il 1934 Enrico Fermi elaborò la teoria del decadimento beta e dell’interazione debole, una nuova forza fondamentale della natura che si aggiunge alle due allora note: la gravità e l’elettromagnetismo. Dopo si è aggiunta l’interazione nucleare.

Il decadimento β è una trasformazione nucleare in cui si verifica l’emissione di un elettrone negativo.  Nella trasformazione nucleare vengono simultaneamente prodotti un elettrone (e−) e un neutrino (ν); contemporaneamente un neutrone (n) si trasforma in un protone (p).

Quindi l’interazione fermiana, oggi chiamata interazione debole, produce la trasformazione di un neutrone in un protone (o viceversa), accompagnato dalla creazione di un elettrone e di un neutrino.

Già Pauli nel 1930 aveva ipotizzato l’esistenza del neutrino, allo scopo di inquadrare il decadimento β nelle leggi di conservazione dell’energia e della quantità di moto.

La radioattività artificiale

In seguito alla scoperta della radioattività artificiale da parte di Irene Curie e suo marito Frederic Joliot nel gennaio del 1934, il gruppo cominciò a lavorare sulla radioattività artificiale. Fermi e Rasetti costruirono gli strumenti necessari al fine di studiare la radioattività.

Nel 1934 Fermi venne a conoscenza del fatto che irradiando un materiale con particelle α esso diventa radioattivo. Comprese rapidamente che il fenomeno poteva essere indotto più facilmente da neutroni che, non essendo carichi, non subivano alcuna repulsione da parte del nucleo bersaglio, che ha carica positiva, come invece avveniva alle particelle α, anch’esse di carica positiva.

Così decise di bombardare i nuclei bersagli con neutroni, utilizzando come sorgenti di neutroni radon e berillio.

Fermi e il suo gruppo proseguirono nella loro attività di bombardamento di tutti gli elementi della tavola periodica. Arrivati al numero 90 (torio) e al numero 92 (uranio), osservarono numerosi radionuclidi che erroneamente interpretarono come nuovi elementi.

Per caso Fermi scoprì che l’attività indotta era molto maggiore se frapponeva un blocco di paraffina tra sorgente e bersaglio. Egli intuì che l’effetto era dovuto alla presenza dell’idrogeno nelle molecole di paraffina.

Il risultato del passaggio nella paraffina era che i neutroni erano efficacemente rallentati, ma la radioattività indotta raggiungeva il suo massimo con questi neutroni ‘lenti’.

Nei mesi successivi il gruppo bombardò con neutroni lenti i nuclei di una serie di elementi diversi, scoprendo nuove sostanze radioattive.

La fissione del nucleo dell’uranio

Bombardando i nuclei di torio e di uranio, il gruppo pensò di aver ottenuto una trasmutazione importante, la creazione di elementi trans-uranici, ovvero di elementi con un numero atomico superiore a quello dell’uranio. In realtà avevano ottenuto la fissione del nucleo dell’uranio.

I risultati di tutti questi esperimenti furono pubblicati nel 1936 e brevettati dai fisici del gruppo di via Panisperna.

Il gruppo di Fermi si scioglie

Ma intanto il gruppo iniziò a dissolversi. Majorana scomparve. Rasetti andò in America, Pontecorvo in Francia, Segrè a Palermo. E proprio mentre nel 1938 il governo fascista varò le leggi razziali, Enrico Fermi vinse il premio Nobel.

La moglie, Laura Capon, era di origine ebree. Lei e i loro figli erano in pericolo.

Così decisero di approfittare della premiazione per il Nobel a Stoccolma per fuggire dall’Italia e recarsi a New York.

Gli studi a New York

Qui continuò i suoi esperimenti.

All’inizio del 1939, Fermi apprese che Otto Hahn e Fritz Strassmann a Berlino avevano ottenuto la fissione dell’atomo di uranio.

I nuclei degli elementi più pesanti, come l’uranio, bombardati con neutroni, si dividono in due frammenti approssimativamente uguali tra loro e la rottura è accompagnata dall’emissione di un piccolo numero di neutroni e di energia sotto forma di fotoni.

Allora Fermi dimostrò che è possibile attivare una reazione nucleare a catena con una liberazione esplosiva di energia di molti ordini di grandezza superiore a quella di qualsiasi reazione chimica usata fino ad allora.

Siamo nel periodo che precede la Seconda guerra mondiale.

Il progetto manhattan

Fermi e un gruppo di altri fisici fuggiti dall’Europa pensavano che le potenze libere avrebbero fatto bene a dotarsi dell’arma nucleare come deterrente nel caso che la Germania nazista l’avesse usata. Infatti in Germania erano rimasti molti fisici in grado di raggiungere l’obiettivo.

Dopo tre anni gli Stati Uniti avviarono il progetto Manhattan per l’effettiva costruzione della bomba.

Il progetto prevedeva due fasi: la dimostrazione che la reazione nucleare a catena può essere innescata e la realizzazione della bomba. Enrico Fermi diresse la prima fase. Il 2 dicembre 1942 a Chicago verificò il funzionamento della “pila atomica”, il primo reattore nucleare a catena controllata.

Subito dopo a Los Alamos fece parte del gruppo scientifico dirigente che mise a punto la bomba. Il  venne portato a termine nel 1945, con l’esplosione di Alamogordo a cui Fermi assistette in prima persona.

La fine della guerra

Dopo Hiroshima e Nagasaki, Enrico Fermi ritornò alla vita normale. Insegnò a Chicago ottenendo altri importanti risultati scientifici.

Ma morì nel 1954, a soli 53 anni, a causa di un tumore, probabilmente contratto per le sue persistenti esposizioni alle radiazioni.

scienza in rete

Wikipedia

Eugene Wigner Institute

Eugene Wigner Institute ad Erice

L’antico monastero di San Francesco ad Erice si chiama oggi Eugene Wigner Institute.

Eugene Paul Wigner è stato uno dei più grandi fisici teorici del ventesimo secolo che ha dato contributi fondamentali alla fisica atomica, alla teoria dei gruppi e alla meccanica quantistica.

Teorema della simmetria di Eugene Wigner

Uno dei teoremi importanti della meccanica quantistica è infatti il teorema di rappresentazione della simmetria di Wigner.

Per la fisica classica le leggi della fisica rimangono le stesse per due osservatori che si muovono con una velocità relativa uniforme tra loro.

L’invarianza delle leggi della fisica rispetto alle traslazioni sia dello spazio che del tempo era un presupposto che guidava anche i primi fisici quantistici.

Legge di conservazione dell’energia

Il  principio di simmetria invece non era ritenuto qualcosa di molto importante come lo erano le leggi sulla conservazione, in particolare quella della conservazione della quantità di moto e dell’energia.

Queste leggi di conservazione erano state considerate come le conseguenze delle leggi del moto piuttosto che come manifestazioni delle simmetrie alla base di queste leggi dei movimenti.

Solo all’inizio del ventesimo secolo si capì che la simmetria di un sistema è più importante e determina le leggi dinamiche.

Già nel 1915, Einstein mostrò che la dinamica della gravità seguiva il Principio di equivalenza che era in realtà un principio di simmetria locale: le leggi della fisica sono invarianti sotto i cambiamenti locali delle coordinate spazio-tempo.

Teorema di Emmy Noether

Tuttavia, fu Emmy Noether che attraverso un bellissimo teorema pubblicato nel 1918 mostrò esplicitamente che le leggi sulla conservazione erano in realtà manifestazioni delle simmetrie del sistema.

La tedesca Amalie Emmy Noether (1882-1935) è considerata  «il più grande matematico donna di tutti i tempi» e la madre dell’algebra moderna.

Con il suo teorema ha scoperto che ogni legge di conservazione deve il suo potere a un principio di simmetria spaziale e temporale.

Il viaggio nel tempo

In una intervista al Prof. Zichichi, in cui gli si chiede se sia possibile tornare indietro nel tempo, il noto fisico afferma che:“per le particelle elementari andare avanti o indietro nel tempo è normale.”

“Il primo a sostenerlo è stato il fisico ungherese Eugene Wigner, che ha elaborato il cosiddetto Teorema del tempo, la cui formulazione ha dimostrato di essere scientificamente valida, e che del resto è intuitiva anche per i non addetti ai lavori.”

“Le persone infatti distinguono il passato dal futuro perché sono dotate di memoria e di strumenti di misurazione del tempo, come gli orologi. Ma un elettrone non ha né memoria né orologio”.

Zichichi stesso “ha condotto l’esperimento che stabilisce che il Teorema del tempo per le forze elettromagnetiche ha una validità dimostrabile con un’altissima precisione”.

“Per i fenomeni relativi alle particelle fondamentali andare dal futuro al passato o viceversa è esattamente equivalente”. Spazio-tempo non possono essere separati.

Il corpo umano è composto interamente da particelle che sono state fatte viaggiare avanti e indietro nel tempo nel corso di diversi esperimenti scientifici. Ma per il momento non è possibile fare altrettanto con le persone.

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Ilsussidiario.net

Victore Weisskopf

Weisskopf Institute ad Erice

Weisskopf Institute ad Erice

Victor Frederick Weisskopf (1908-2002), a cui è intitolato l’ex Ciclope di Erice, fu un fisico austriaco naturalizzato statunitense.  Dopo la laurea all’università di Göttingen fu studente del famoso fisico Niels Bohr a Copenhagen.

Weisskopf in fuga dai nazisti

Nel 1937 fuggì dai nazisti e si rifugiò negli Usa. Anche lui fece parte del progetto Manhattan a Los Alamos.

Ma dopo la guerra entrò a far parte della Federazione degli Scienziati Atomici che metteva in guardia dai danni della guerra nucleare.

Dal  1961 al 1965 Weisskopf fu direttore generale del CERN, l’organizzazione europea per la ricerca nucleare.

Gli studi di Weisskopf hanno contribuito allo sviluppo dell’elettrodinamica quantistica.

John Stewart Bell

A John Stewart Bell (1928-1990), fisico nordirlandese conosciuto soprattutto per l’omonimo teorema, uno dei più importanti della fisica quantistica, è dedicata un’aula del Ciclope.

Anche Bell lavorò al CERN, tra l’altro.

Qui lavorò quasi esclusivamente sulla fisica delle particelle dal punto di vista teorico, e sull’acceleratore di particelle, in ambito sperimentale. Ma trovò anche il tempo per dedicarsi alle basi della teoria quantistica.

Il principio del realismo locale

Le verifiche sperimentali avevano dimostrato che nella meccanica quantistica i principi utilizzati nella fisica classica per spiegare i fenomeni non sono validi.

Era rimasto intaccato solo il principio del realismo locale. Esso è in realtà l’insieme di due principi, realismo e località.

Secondo il principio di realismo una misurazione rivela una proprietà preesistente nella realtà fisica. Secondo quello di località, tra due eventi lontani ci può essere un rapporto di causa-effetto solo se sono connessi da una catena causale di eventi che si propaga con una velocità minore o uguale alla velocità della luce, che rappresenta un limite fisico assoluto per tutti i corpi e tutti i processi.

Violazione del realismo locale

Ma nel 1964 John Stewart Bell, mentre lavorava al CERN, dimostrò che le leggi fondamentali della meccanica quantistica portano a una violazione del realismo locale.

Già negli anni trenta, con la formulazione del famoso paradosso Einstein-Podolski-Rosen, lo stesso Einstein aveva dimostrato l’entanglement, che permette a due particelle, venute in contatto una volta, una sorta di comunicazione istantanea anche se sono separate da una distanza notevole.

L’entanglement

Se infatti si effettua una misurazione su una delle due particelle, il suo stato quantistico “collassa” istantaneamente su un dato valore, e fa collassare istantaneamente anche lo stato della particella entangled, qualunque sia la sua distanza dalla prima. In quel caso, è come se l’informazione sullo stato quantistico di una particella fosse stato comunicato all’altra con una velocità superiore a quella della luce.

Teorema di Bell

Il Teorema di Bell ci mostra fondamentalmente che le misurazioni eseguite su due particelle saranno sempre correlate, indipendentemente dalla distanza che le separa.

Immaginiamo di avere un sistema con due particelle molto vicine che ruotano in direzioni opposte: si descrive comunemente questa situazione dicendo che lo spin di una particella è up (verso l’alto) e quello dell’altra è down (verso il basso). Misurando gli spin delle particelle dopo che queste sono state notevolmente allontanate, scopriremo che sono rimasti uno up e l’altro down.

Se modifichiamo l’orientamento di una particella in modo che, invece di ruotare verso l’alto intorno a un asse verticale, ruoti a sinistra intorno a un asse orizzontale, scopriamo che anche l’altra particella ruota intorno a un asse orizzontale, ma nella direzione opposta.

Quindi le particelle che hanno interagito una volta continuano in un certo senso a far parte di un unico sistema, che risponde come un’unità a ulteriori interazioni.

O la teoria di Einstein che esclude la possibilità di comunicazioni più veloci della luce è da considerarsi errata, oppure le particelle subatomiche sono connesse non-localmente.

Fantastico, vero?

Virtualmente ogni cosa che vediamo, tocchiamo e sentiamo è costituita da un insieme di particelle che fin dai tempi del Big Bang hanno interagito con altre particelle.

Richard Dalitz

Il fisico australiano Richard Dalitz (1925-2006), a cui è  dedicata la seconda aula al Victor Weisskopf Institute, ha compiuto anche lui studi importanti sulle particelle elementari.

Decadimento particellare

Nel 1951 Dalitz dimostrò che il mesone pi,  o pione, una particella elettricamente neutra che trasporta la forza che lega il nucleo atomico, può decadere in un fotone e una coppia elettrone-positrone (la cosiddetta coppia Dalitz).

In fisica delle particelle, il decadimento particellare è un processo spontaneo mediante il quale una particella stabile o instabile si trasforma in altre particelle subatomiche. Se i prodotti di decadimento sono instabili, decadranno a loro volta.

Particelle tau e theta

All’inizio degli anni ’50 c’erano due particelle chiamate  tau e theta, entrambe scoperte nei raggi cosmici e che sembravano essere identiche sotto ogni aspetto: studi accurati avevano dimostrato che le masse, le cariche e gli spin dei due mesoni erano uguali. Tuttavia esse avevano diverse modalità di decadimento, mediate dalla debole interazione: tau decadeva in tre pioni, mentre theta si trasformava in due.

Diagramma di Dialitz

Con l’osservazione del decadimento di queste particelle, Dalitz nel 1954 sviluppò un diagramma bidimensionale sul quale era possibile mappare i risultati del decadimento.

Curiosamente questo diagramma sembrava mostrare che theta e tau erano la stessa particella, violando la teoria della parità. Cioè?

La legge sulla conservazione della parità fu formulata nei primi anni ’30 dal fisico ungherese Eugene P. Wigner.

In fisica, per parità si intende la proprietà di un fenomeno di ripetersi immutato dopo un’inversione delle coordinate spaziali. Dalla meccanica classica si pensava che tutte le forze fondamentali conservassero la parità.

Si supponeva che, quando un sistema isolato di particelle fondamentali interagiva, la parità complessiva rimanesse la stessa o fosse conservata.

Questa conservazione della parità implicava che, per le interazioni fisiche fondamentali, è impossibile distinguere tra destra e sinistra e in senso orario e antiorario.

Si pensava cioè che le leggi della fisica fossero indifferenti alla riflessione speculare.

Ma Tsung-Dao Lee e Chen Ning Yang in seguito hanno dimostrato che in realtà non c’erano prove disponibili che le interazioni deboli conservassero la parità.

Altri fisici in seguito usarono il diagramma di Dalitz per dimostrare che in realtà la parità non vale per le forze deboli.

Comunque i grafici di Dalitz hanno avuto un ruolo centrale nella scoperta di nuove particelle negli attuali esperimenti di fisica delle alte energie, inclusa la ricerca del bosone di Higgs.

Inoltre Dalitz ha partecipato alla ricerca pionieristica dei quark sin dai primi anni ’60, e all’identificazione del quark top.

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( Britannica.com)

Rabi Institute-San Rocco

Isidor Rabi Institute ad Erice

Isidor Rabi institute ad Erice

Il Monastero di San Rocco del Centro Ettore Majorana ad Erice si chiama oggi Isidor  Rabi Institute.

Isidor Isaac Rabi  (1898-1988), nacque in una famiglia di ebrei ortodossi che si trasferì dalla Galizia agli Stati Uniti d’America quando Isidor era giovane. Lì Isidor Rabi studiò alla Columbia University e nella stessa università insegnò in seguito.

Isidor rabi e la risonanza magnetica

Fu insignito del premio Nobel nel 1944 per l’invenzione del metodo di risonanza magnetica. Il lavoro scientifico più importante di Rabi fu proprio lo sviluppo di un metodo per misurare le proprietà magnetiche di atomi, nuclei atomici e molecole.

Il metodo si basa sulla misurazione dello spin dei protoni nel nucleo dell’atomo, un fenomeno noto come momento magnetico nucleare.

Con l’applicazione del suo metodo di risonanza magnetica, è possibile dedurre diverse proprietà meccaniche e magnetiche, ma anche la forma di un nucleo atomico.

Le misurazioni precise ottenute con questo metodo hanno reso possibili applicazioni successive come l’orologio atomico, il maser e il laser, nonché l’imaging a risonanza magnetica nucleare usato nella medicina diagnostica.

Il metodo di Rabi ha fornito la tecnica fondamentale praticamente per tutta la sperimentazione di raggi molecolari e atomici.

Isidor Rabi, impegno per la pace

Dopo la seconda guerra mondiale Rabi ricevette importanti incarichi organizzativi e di studio da parte di organizzazioni internazionali, fra cui il Comitato per il controllo e la non proliferazione delle armi nucleari e l’Agenzia statunitense per il disarmo.

Richard Phillips Feynman

Richard Phillips Feynman (1918-1988), a cui è dedicata un’aula nel Rabi Institute, fu premio Nobel per la fisica nel 1965, per l’elaborazione dell’elettrodinamica quantistica.

L’elettrodinamica quantistica descrive il modo in cui la luce interagisce con la materia e le particelle cariche interagiscono tra di loro.

Diagramma di Feynmann

Feynman sviluppò un schema ancora largamente utilizzato per raffigurare le espressioni matematiche che descrivono il comportamento delle particelle subatomiche, che prese in seguito il nome di diagramma di Feynman.

Inoltre dimostrò la superfluidità dell’elio liquido che scorre senza attrito ad una temperatura vicina allo zero assoluto.

E c’è una piccola curiosità che riguarda Feynmann e il centro Ettore Majorana di Erice.

Il dipinto nella sala dedicata a Feynmann

Quando si decise di dedicare l’aula a Richard Feynman, Zichichi volle mettere nella larga parete di fronte l’entrata alcuni diagrammi scritti da Feynman stesso.

Ma prima di fare i buchi nella parete per appenderli, chiese agli addetti di pulire leggermente la parete. Questi scoprirono le prime tracce di un affresco.

Una specialista restauratrice di Roma venne a fare una ricerca su tutte le pareti della stanza. L’affresco era proprio dove c’era la Cattedra.

Alcune parti dell’affresco si sono distrutte nei secoli, ma quel che rimane è molto prezioso.

Una antica storia raccontava che gli antenati di Zichichi avessero donato alla città un affresco molto bello andato perduto, l’Ultima cena.

Anche se quello ritrovato non era comunque l’Ultima cena, continuò ad essere chiamato così e questa fu l’ultima scoperta dovuta a Richard Feynman.

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I.I. Rabi -Britannica

Richard Feynmann-Britannica

Subnuclear Physics,the First 50 Years: Highlights From Erice To Eln

San Domenico- Blackett Institute

Hofstadter e Neumann – Blackett Institute

Robert Hofstadter

Il fisico  statunitense Robert Hofstadter(1915-1990) a cui è dedicata un’aula all’interno del Patrick Blackett Institute, vinse il premio Nobel per la fisica, insieme a Rudolf Ludwig Mössbauer, nel 1961.

Le ricerche di Hofstadter su protoni e neutroni  rivelarono la struttura di queste particelle. Determinò la misura esatta di un protone e di un neutrone e fornì una prima immagine della struttura del nucleo dell’atomo.

Hofstadter scoprì che sia il protone che il neutrone hanno un nucleo centrale di carica positiva, circondato da una doppia nuvola di pi-mesoni. Entrambe le nuvole sono caricate positivamente nel protone, ma nel neutrone la nuvola interna è caricata negativamente, dando così una carica netta zero per l’intera particella.

János Neumann 

Neumann bambino prodigio

L’ebreo ungherese János Lajos Margittai Neumann (1903 – 1957) a cui è dedicata la terza aula del Patrick Blackett Institute, fu un bambino prodigio. Per fare degli esempi, si dice che a sei anni amasse scherzare con il padre in greco antico e fosse in grado di moltiplicare mentalmente due numeri di otto cifre oppure di memorizzare in pochi minuti una pagina qualunque dell’elenco telefonico.
A dieci anni conosceva sei lingue. A diciotto fu nominato miglior studente di matematica d’Ungheria.

Nel frattempo,  il padre aveva ottenuto dall’imperatore Francesco Giuseppe un titolo nobiliare e il diritto al “von”.
Neumann studiò in due università contemporaneamente laureandosi in ingegneria chimica a Budapest ed in matematica a Berlino. Non stupisce quindi che John von Neumann sia stato una delle principali figure nel pensiero matematico del Novecento.

La bomba atomica

John Von Neumann contribuì in maniera decisiva alla progettazione della bomba atomica e dopo la guerra a quelle della bomba all’idrogeno e della bomba al plutonio.
Entrato in contato con il progetto per la realizzazione di Eniac, uno dei primi importanti computer, tra il 1944 e il 1945 sviluppò l’architettura di computer che prende il suo nome ed è alla base dei moderni calcolatori elettronici. La sua mente geniale gli ha permesso di apportare contributi significativi, e talora assolutamente nuovi, praticamene in ogni campo della ricerca: matematica, meccanica quantistica, cibernetica, economia, biologia, perfino alla teoria dei giochi e all’intelligenza artificiale.

Il Progetto Manhattan

Von Neumann confluì nel Progetto Manhattan, che ebbe vita dal 1942 al 1945, per costruire la prima bomba atomica. Aveva un profondo odio verso i nazisti, i giapponesi e i sovietici. Fu lui a suggerire come lanciare la bomba atomica per creare il maggior numero di danni e di morti.

Insieme a Leó Szilárd, Edward Teller ed Eugene Wigner faceva parte del “clan degli ungheresi” ai tempi di Los Alamos e del Progetto Manhattan. Oltre ad essere ungheresi, tutti e quattro erano ebrei, costretti a rifugiarsi negli USA per sfuggire ai nazisti.

Gli scienziati americani, molti dei quali erano rifugiati dai regimi fascisti in Europa, decisero nel 1939 di cominciare un progetto per usare la fissione nucleare, una delle ultime scoperte, a scopo militare. E così perfino Albert Einstain fu convinto dai suoi colleghi a usare la sua fama per presentare la potenza militare della fissione nucleare al Pres. Franklin D. Roosevelt. Così nel 1940 arrivarono i primi fondi per la ricerca.

Von Neumann ai vertici militari

Purtroppo le convinzioni anti-naziste prima e anti-comuniste di von Neumann sfociarono in un vero e proprio odio che lo portò ai vertici delle istituzioni politico-militari degli Stati Uniti come membro del potente Comitato per i missili balistici intercontinentali.

Il fervore con cui appoggiava lo sviluppo degli ordigni atomici lo spinse a seguire di persona alcuni test nucleari nella seconda metà degli anni quaranta, che raggiunsero l’apice con la bomba H lanciata sulle Isole Marshall nel 1952. Probabilmente furono le radiazioni di questi test a causargli il tumore alle ossa che lo uccise a soli 53 anni.

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Mostra a Patrick Blackett Institute Erice

Patrick Blackett Institute ad Erice

Patrick Blackett e gli studi sui raggi cosmici

L’inglese Patrick Blackett (1897-1974) vinse il premio Nobel per la Fisica nel 1948 per le sue scoperte nel campo dei raggi cosmici.

In particolare i suoi studi nella camera a nebbia, strumento di rivelazione di particelle elementari, rivelarono il modo in cui un nucleo di atomo  può essere disintegrato con il bombardamento di particelle alfa, cioè nuclei di elio.

La camera a nebbia di Patrick Blackett

La camera a nebbia era stata costruita nel 1911 da Charles Wilson per studiare in laboratorio la formazione delle nubi.

Ma Blackett, nel 1937, insieme al giovane fisico Giuseppe Occhialini, ideò un dispositivo per comandare una camera a nebbia, facendo in modo che si attivasse solo quando una particella attraversava dei contatori Geiger posti all’esterno della camera (coincidenza). In tale modo si potevano visualizzare le tracce degli sciami di raggi cosmici.

Il positrone

Guidati dalla teoria di Dirac, Blackett e Occhialini osservarono il positrone e dimostrarono l’esistenza di sciami di elettroni positivi e negativi. Questo fatto, dato che il positrone non esiste normalmente in natura, li portò a concludere che le coppie elettrone-positrone fossero create da un raggio gamma, fenomeno chiamato produzione di coppie.

Verificarono anche il fenomeno opposto, cioè l’annichilazione di una coppia elettrone-positrone  in radiazione gamma.

Blackett alle difese antiaeree

Allo scoppio della guerra Patrick Blackett si unì alla Sezione Strumenti della RAF e divenne consulente scientifico del comando di difesa costiera in particolare per la guerra ai sottomarini tedeschi. Dopo il 1940, durante i bombardamenti di Londra, si dedicò alle difese antiaeree.

Lo studio sui raggi cosmici

Alla fine del conflitto Patrick Blackett ritornò ai raggi cosmici a Manchester. Nel 1947 due dei suoi collaboratori, Rochester e Butler, scoprirono le prime due di quelle che sarebbero state chiamate particelle strane, poi confermate da Carl Anderson a Pasadena.

La sua camera a nebbia fu spostata sui Pirenei per avere, grazie all’altitudine, una maggiore intensità di raggi cosmici, e subito fu scoperta una nuova particella strana chiamata iperone.

Dopo il Nobel lasciò lo studio dei raggi cosmici per dedicarsi all’origine dei campi magnetici interstellari.

Patrick Blackett per la pace

Oltre a affermare l’inutilità delle armi nucleari per determinare l’esito di un possibile conflitto, Blackett si batté anche contro la costruzione della bomba atomica britannica. Fu fervido sostenitore del dovere morale della Gran Bretagna di aiutare lo sviluppo scientifico e tecnologico delle ex-colonie, in particolare dell’India.

Nascita del CERN

Nel 1955 Blackett aveva voluto il giovanissimo fisico siciliano Nino Zichichi nel suo gruppo.

Intanto nel 1954 era nato il CERN, Organizzazione europea per la ricerca nucleare, grazie al contributo essenziale di Blackett e Isidor Rabi e a cui prese parte anche Zichichi.

Il CERN, nei pressi di Ginevra, è il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle. Qui i ricercatori di fisica delle alte energie possono utilizzare gli acceleratori di particelle.

Quest’ultimi portano nuclei atomici e particelle subnucleari a energie molto elevate per osservare i prodotti delle collisioni tra fasci di particelle, spesso particelle diverse, a volte sconosciute.

Il centro Ettore Majorana

E intanto il prof.  Zichichi nel 1963 aveva fondato il Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana, con l’aiuto di Blackett, Bell, Rabi e Weisskopf .

Di Paul Dirac parlerò in questo articolo. E di Robert Hofstadter e John von Neumann in quest’altro.

Britannica

Centro Studi Scientifici Ettore Majorana

Centro Ettore Majorana ad Erice

Il centro di studi scientifici Ettore Majorana

Era il 1963 quando dopo la fondazione  del centro di studi scientifici Ettore Majorana le stradine medioevali di Erice, solitamente solitarie e nebbiose, cominciarono a popolarsi di scienziati provenienti da tutto il mondo. Tra di essi  anche numerosi Premi Nobel hanno visitato il centro e hanno tenuto lezioni e conferenze.

Il presidente, il fisico ericino Antonino Zichichi, autore di oltre 1100 lavori scientifici, scoperte e invenzioni nel campo della fisica, si è sempre dedicato a diffondere la cultura della pace.

Il manifesto di Erice

Il manifesto di Erice infatti è stato stilato  da Paul Dirac, Piotr Kapitza e Antonino Zichichi a Erice nell’agosto del 1982. Da allora lo hanno firmato più di 90.000 scienziati e leaders mondiali tra cui Mikhail Gorbachev, Ronald Reagan e Deng Xiaoping.

Si tratta di un appello- richiesta e nello stesso tempo proposta rivolto ai potenti della Terra per una scienza senza barriere ideologiche, politiche e razziali. Una scienza senza frontiere, né segreti, ma al servizio dell’uomo e della pace.

Il suo obiettivo a quel tempo era soprattutto la lotta ai laboratori segreti, dove si conducono ricerche a scopi militari, e la riduzione delle le armi nucleari. La scienza non vuole e non deve avere scopi militari. La scienza vuole che prevalga la cultura dell’amore piuttosto che quella dell’odio.

La sede del Centro Ettore Majorana

In realtà il Centro studi scientifici Ettore Majorana fu fondato da Zichichi nel 1962 a Ginevra e spostato nella cittadina medioevale l’anno seguente.

Il centro ha la sua sede in quattro ex monasteri restaurati. Questi antichi edifici attualmente hanno cambiato nome per essere dedicati a grandi scienziati. L’antico monastero di San Francesco si chiama oggi Eugene P. Wigner Institute con l’aula Enrico Fermi.

L’ex monastero di San Domenico si chiama Patrick Blackett Institute e al suo interno ci sono tre aule dedicate a Paul Dirac, Robert Hofstadter e John von Neumann.

Il monastero San Rocco è ora Isidor Rabi Institute con l’aula Richard Feynman, e la segreteria del centro. Il Ciclope è oggi Victor Weisskopf Institute con le aule  dedicate a John Bell e Richard Dalitz.

Il Polo sismico, il primo network mondiale di sismometri (1981) è situato nel Rabi Institute mentre il Museo Paul A.M. Dirac e Daniel Chalonge sono situati presso il Blackett Institute.

La World Federation of Scientists

Zichichi è anche Presidente della “World Federation of Scientists”. E’ una libera associazione di scienziati, appartenenti alle più svariate discipline, creata per affrontare le emergenze planetarie attraverso la collaborazione internazionale in campo scientifico e tecnologico tra scienziati e ricercatori provenienti da tutte le parti del mondo…i quali mirano a un ideale di libero scambio delle informazioni e delle scoperte scientifiche…in modo che tutti possano sperimentare i benefici del progresso della scienza.

Fu fondata ad Erice nel 1973 da un gruppo di eminenti scienziati guidati da Isidor Isaac Rabi e Antonino Zichichi e comprende più di 10.000 scienziati appartenenti a 110 paesi.

Conosciamo i fisici a cui gli istituti sono dedicati

Bene, abbiamo visto che l’ex monastero di San Domenico oggi si chiama Patrick Blackett Institute e al suo interno ci sono tre aule dedicate a Paul Dirac, Robert Hofstadter e John von Neumann.

Se anche voi, come me, siete curiosi di conoscere questi importanti fisici, andate avanti con la lettura.

Patrick Blackett, Paul Dirac, Robert Hofstadter e John von Neumann.

Manifesto di Erice

Ettore Majorana

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